Come arredare un Open Space Moderno



Parlare di “open space”, al giorno d’oggi, equivale più o meno a parlare di “soggiorno moderno”. Quasi tutti, infatti, negli ultimi 4 decenni hanno sentito prima o poi la necessità di trasformare i propri ambienti “giorno” per renderli più adatti ai propri gusti e alle proprie esigenze. Non si è trattato però di una sola operazione estetica riguardante la maggior parte delle abitazioni, piuttosto di un vero e proprio cambio nella filosofia dell’abitare. L’Open Space, del resto è un tipo di architettura ben differente da quella delle case di un tempo, in cui si prediligeva la separazione netta fra le differenti zone funzionali del soggiorno e della cucina. Ben diversa soprattutto perché l’Open Space ha messo in discussione fin dall’inizio un assioma fondamentale dell’architettura dei secoli scorsi, ovvero quello secondo il quale ogni stanza doveva avere un suo utilizzo specifico. Il motivo è abbastanza ovvio: la “nuova casa borghese”, a partire dall’inizio dell’ottocento, doveva affrancarsi da quella certa povertà stilistica che aveva interessato fino ad allora le case “non aristocratiche” e assumere una sua dignità architettonica in cui, il destinare un preciso uso ad ogni camera dell’abitazione (proprio come avveniva nelle case dei nobili), significava tendenzialmente esprimere “lusso” ed affermazione sociale. Questo è il motivo per cui le case, prima degli anni ‘70, erano quasi sempre suddivise in sala da pranzo, studio, salotto, cucina o cucinotto. Si trattava in verità di una suddivisione molto funzionale che dava agli aspetti prettamente pratici dell’abitare, un’importanza superiore a tutti gli altri. D’altronde quelle di un tempo, erano case fatte per scopi diversi da quelli attuali. Non esisteva la Tv (e già su questo fatto potremmo discutere per ore), la cucina poi, era ancora considerata un luogo “di servizio” e non certo di condivisione, il quale doveva rimanere il più possibile nascosto e separato dal resto. Il salotto era quello ampiamente formale (il “salotto buono”, si diceva) in cui si consumava il the o il caffè e che rimaneva perennemente chiuso per la stragrande maggioranza del tempo. La sala da pranzo era anch’essa un luogo dove ricevere gli ospiti importanti, ma che doveva avere delle sue regole stilistiche (tavolo, sedie, buffet e contro-buffet), magari perché doveva permettere ai commensali di essere contornati da una qualcuna delle persone della cosiddetta “servitù”.

Adesso è tutto molto diverso. Prima cosa perché sono cambiate le dimensioni delle case e secondariamente perché sono mutate, e di molto, le dinamiche di utilizzo di ogni abitazione. Questo ha dato il via ad una profonda e generale riforma che cercheremo in questo articolo di analizzare.

Idee per arredare un Open Space Moderno

Creare ed arredare un Open space può essere un’operazione costosa, snervante, e talvolta molto lunga, però non è, almeno nella maggior parte dei casi, eccessivamente difficile a patto di impostarla in maniera chiara e razionale e di attuarla in modo organico, secondo criteri coerenti. Assai prima di spostare un mattone o di ordinare un mobile, il soggiorno “Open Space” va infatti costruito mentalmente in ogni dettaglio, e ogni particolare, anche il più piccolo, deve risultare collegato in maniera logica con tutti gli altri. A qualcuno a questo punto potrà venire in mente che ci sia però una differenza sostanziale fra chi deve ristrutturare una casa e chi deve invece costruirla ex novo. Non è del tutto vero: anche nel caso di una nuova costruzione infatti, cambiare idea durante i lavori è come voler cambiare la traiettoria di un salto mortale a metà del video che si vuole magari postare su You Tube: decisamente sconsigliabile se non ci si vuol fare molto male. Purtroppo invece proprio su questo punto così basilare, le idee della maggior parte delle persone sono quanto mai confuse: con l’inevitabile conseguenza di aggravare i costi, allungare i tempi e compromettere (talvolta in maniera anche molto grave) il risultato. Quasi tutti i guai derivano da un equivoco: il pensare che l’arredamento di un Open Space sia un problema di mobili, di linee, di colori, insomma di gusto, di estetica e di “stile”. Beh certamente, riguarda anche tali aspetti, però solo marginalmente e in maniera molto più limitata di quanto ci si possa immaginare.

Arredare un Open Space è soprattutto (e prima di tutto), un problema di raziocinio, di previsione e di organizzazione. Non si tratta infatti solo di ammobiliare il proprio soggiorno, bensì di progettarlo (prima da soli e poi con l’aiuto eventuale di un professionista) in modo che si adatti, come un vestito ben tagliato, alle personali, specifiche esigenze e al proprio modo di vivere.

Tre domande sono fondamentali quando ci si trova di fronte ad un Open Space da progettare:

  • Quali sono le funzioni che il mio soggiorno dovrà svolgere?
  • Come può essere suddiviso idealmente lo spazio che ho a disposizione?
  • Quali sono le migliori posizioni da dare alle diverse zone funzionali?

Le risposte a queste domande forniranno una prima gamma di scelte, che saranno quelle su cui poter lavorare per delinearne per prima cosa la fattibilità del progetto e poi magari poterne identificare un costo. Per questo motivo, nei limiti del possibile, sarebbe opportuno dopo aver pensato “in proprio” al nostro soggiorno, rivolgersi a degli esperti per avere valutazioni più approfondite. Le cose a cui dovrà pensare chi abiterà un soggiorno Open space sono d’altronde già tante. Rispondere infatti ad alcune ulteriori domande è già di per sé abbastanza difficile: La cucina dovrà far parte dell’Open Space? L’ingresso principale in casa dovrà affacciarsi su questo spazio? C’è la necessità di un divano grande o è sufficiente un numero di sedute piuttosto ridotto? Quante persone si pensa di dover ospitare nella nostra zona pranzo ?? e così via…

Ogni persona, e ogni gruppo di persone, cioè ogni famiglia, vive infatti in modo peculiare e caratteristico la propria vita, e fa un uso delle stanze che si differenzia, a volte di poco, a volte in maniera profonda, da quello, diciamo così, standard, quello descritto dai manuali. Poiché l’abitazione deve aderire il più possibile agli usi e alle abitudini dei suoi occupanti, è dunque importante che essi siano ben definiti, in sé e nei loro rapporti reciproci. Questa serie di definizioni stabilirà gli scopi che l’intervento deve raggiungere: il fine ultimo per cui si agisce.

La cosa migliore da fare quindi, sarebbe ove possibile, riassumere le risposte a questi capisaldi in un piccolo promemoria, il quale non servirà per avere un inutile “documento da mettere agli atti “, ma piuttosto quello di arrivare a una precisione maggiore delle idee, e di verificare i loro collegamenti. Una volta fatto questo sarebbe poi opportuno anche stabilire una certa scala di priorità tra le varie richieste ed è proprio in questo che un professionista può risultare di grande aiuto. Se ci si rivolge a un esperto si potrà consegnargli e illustrargli tali note, discuterne con lui invitandolo a sottoporre, oltre a delle proposte alternative relative alla mobilia o alla disposizione dell’ambiente, anche le proprie personali idee su gli aspetti per così dire “familiari” dell’arredo .

Non sempre infatti ciò che si è (talvolta anche molto approfonditamente) pensato corrisponde alla migliore soluzione possibile: l’esperienza di un professionista può consentire spesso di trovare soluzioni più semplici, economiche o soddisfacenti globalmente di quanto non siano quelle precedentemente da soli pensate. Una cosa deve essere però assolutamente chiara: nessun esperto potrà mai fare niente, o peggio ancora rischierà di combinare un bel pasticcio, se non avrà chiare in testa le esigenze e le possibilità del committente.

 Come si progetta architettonicamente un Open Space moderno?

Altrettanto importanti degli obiettivi sono anche i mezzi di cui si dispone.

Quelli visti finora sono infatti, bene o male, dei quesiti a cui è facile rispondere, ma una volta appurate tali questioni, è altrettanto facile mettere in pratica le adeguate soluzioni nello spazio che si possiede o che si prevede di poter utilizzare nel proprio soggiorno Open space?

Conoscere i propri limiti permetterà, nel concepire i lavori, di commisurare i fini ai mezzi, evitando illusioni (o delusioni), nonché inceppamenti nel bel mezzo dell’impresa, e limitando sprechi di denaro e di tempo. Ma poi c’è da mettere nero su bianco una serie adeguata e combinata di tutto un insieme di componenti che è assolutamente opportuno chiamare “architettoniche”.

Parliamo innanzitutto di “edilizia” dunque, e per discutere di architettura, e quindi anche di arredamento, sia in fase preliminare -cioè relativamente alla definizione di quei punti fondamentali di cui si parlava prima- sia in fase esecutiva -vale a dire per spiegare a sé stessi e agli altri che cosa si intende esattamente fare- non ci si può affidare alle sole parole. Niente può creare tanto danno quanto quegli incredibili discorsi fatti in base a frasi del tipo «se spostiamo il divano là» e «immagini di aprire una porta che va da qui a qui» oppure «mettendo la specchiera qui e la consolle là, cosa potremmo poggiare qui?». La ragione è, naturalmente, che in questo modo non si arriva a nulla, neppure a spiegarsi bene. Lavorare nello spazio, con le sue tre dimensioni, non è un’attività che si possa svolgere per passi successivi, come fare una somma: è piuttosto come maneggiare una rete da pesca, dove appena si tira una maglia, tutte le altre si deformano in conseguenza. Poiché le variabili da tenere sotto controllo in un Open Space sono molte, occorre dunque un sistema di comunicazione molto più raffinato ed elastico della parola. Tale sistema esiste, ed è il disegno. Essenziale, per qualsiasi Open Space si debba progettare, è il disporre di una pianta della casa in cui sia possibile rappresentare su un foglio di carta o sul monitor di un Pc, tutto quanto esiste nell’abitazione, con particolare attenzione a ciò non può essere né rimosso né spostato. Insomma, un diagramma della stanza (o delle stanze) e delle sue componenti essenziali -come pilastri, muri portanti, porte e finestre- che permetta di avere sott’occhio, in un’unica rappresentazione grafica, tutto quanto è importante sapere per far sì che si possa disporre progettare ed arredare un Open Space. Questa tipologia di pianta è infatti indispensabile per saper interpretare il progetto, altrimenti non si potrà né pensare di concepire e seguire personalmente un cambiamento ad una abitazione esistente, né capire ciò che eventualmente può essere proposto per un Open Space di nuova costruzione. Di qualsiasi tipologia di abitazione o appartamento si stia parlando infatti, non si potrà mai avere a completa disposizione uno spazio infinito su cui lavorare come si fa su di un grande foglio bianco. Ci saranno sempre vincoli, aperture, muri o colonne di sostegno e tutte quelle problematiche che si deve in ogni caso affrontare per ottenere il risultato voluto.

Certo, se la casa della quale si sta discutendo è ancora da realizzare, i disegni su cui ci si troverà a lavorare saranno solo dei progetti: cioè una prefigurazione di come dovrà essere il risultato finale. Sarà allora colui che progetta -sia esso architetto, ingegnere o arredatore- a stendere sulla carta il diagramma della futura realizzazione e da questo muratori, falegnami e impiantisti trarranno le indicazioni necessarie al loro lavoro. Se invece si tratta di trasformare un’abitazione già esistente, prima del progetto dovrà esser fatto un opportuno rilievo: cioè bisognerà non solo misurare la casa per disegnare la pianta e le sezioni occorrenti al lavoro, ma anche verificare quelle che sono le modifiche possibili da fare per rendere gli spazi aperti, come esige la moderna conformazione Open Space e quelli che al contrario sono i vincoli che lo impediscono. Ognuno dei due casi non è però esente da problemi e difficoltà e questo va assolutamente tenuto di buon conto. Prima di entusiasmarsi per abbattimenti di pareti o per la loro “non edificazione”, converrà analizzare attentamente la struttura della casa su cui si intende intervenire. Infatti, può succedere magari che il muro che si vuole abbattere sia uno di quelli portanti dell’intera costruzione, oppure che all’interno del soggiorno sia necessaria la presenza di uno o più pilastri che sono assolutamente intoccabili e che potrebbero vanificare il proprio intervento; oppure, ancora, che le strutture orizzontali dell’abitazione non sopportino gli eventuali tagli, o gli eventuali sovraccarichi, che le variazioni progettate imporrebbero.

Anche in questo caso, come già è stato consigliato in precedenza, è assolutamente indispensabile affidarsi all’analisi di un esperto, architetto o ingegnere che sia. Infatti la determinazione delle possibilità di una struttura è un compito tutt’altro che facile per chi non sia esperto di tecnica delle costruzioni, e pensare da profano di poter immaginare questo tipo di intervento, potrebbe vanificare ogni passaggio successivo.

Una volta che gli obiettivi principali e i relativi vincoli sono stati fissati, si dovrà appunto iniziare la progettazione vera e propria dell’intervento. Ed è a questo punto, più ancora che altrove, che seguire un metodo assolutamente professionale diventa di fondamentale importanza, specie in un Open Space. Non tutti gli interventi fatti hanno lo stesso peso nel risultato finale, e non tutti sono ugualmente importanti: alcuni condizionano (o possono condizionare) l’intera struttura della casa e il modo in cui essa è vissuta dagli abitanti; altri, invece, sono semplicemente di appoggio a questi elementi di contorno. Nel progettare un Open Space, occorre perciò stabilire delle scale di priorità tra i vari interventi: determinare quelli che vanno pensati come capisaldi e quelli che vengono in seguito.

In un Open Space due sono generalmente le operazioni che trasformano realmente l’ambiente e che prevalgono su tutte le altre: l’abbattimento o la costruzione di pareti e l’alterazione dei livelli di pavimenti e dei soffitti. In altri termini, quegli interventi capaci di modificare lo spazio sia in orizzontale sia in verticale.

L’architettura di un Open Space

Quasi sempre, la realizzazione di un soggiorno “Open Space” è il risultato di una più o meno drastica semplificazione della struttura della casa. Infatti, come abbiamo detto fin all’inizio, di frequente le nostre abitazioni sono ancora concepite come evoluzioni -in scala borghese o proletaria -dei grandi palazzi nobiliari, composti ognuno di una lunga serie di stanze: un concetto di “stanza” che è molto radicato nella cultura della gente, ad ogni livello. Ciò ha portato di fatto ad una certa esuberanza di muri e ad una conseguente “compartimentazione” delle varie attività che si svolgono nell’abitazione, rivelatasi molto spesso più dannosa che utile.

Per esempio, l’esperienza recente ha portato a pensare che risulta quasi sempre inutile -o addirittura dannoso- dedicare due stanze diverse al pranzo e al soggiorno, attività che, in una casa moderna, possono benissimo coesistere (anche perché quando si pranza non si usa la zona conversazione, e viceversa). Ecco perché ci siamo accorti di quanto fosse assai più produttivo unire in un unico grande spazio le due stanze prima destinate, rispettivamente, al pranzo e alla conversazione, per ottenere un locale di dimensioni rispettabili, che in tal maniera può essere sistemato assai meglio dei due “buchi” presenti prima. Come regola generale dunque, quando si parla di “zona giorno moderna” converrà bene tenere a mente quanto segue: è quasi sempre vantaggioso unificare, in spazi non frammentati da pareti, tutte quelle funzioni che si possono svolgere senza assoluta necessità di isolamento. In sostanza quindi, gli unici muri veramente indispensabili in una casa normale sono quelli dei bagni e (ma non sempre) quelli delle camere da letto. Tutti gli altri, compresi perciò anche quelli che racchiudono la cucina, possono essere soppressi, se è il caso, senza molte esitazioni. Sottolineiamo però questa frase: “Se è il caso”… Perché variando, e di molto, le necessità che durante il tempo possono riguardare ogni famiglia, bisogna assolutamente progettare ogni Open Space in maniera di non doversene pentire.

Facciamo qualche esempio, ponendoci qualche altra domanda: Siamo nella possibilità di dare alla nostra cucina “Open Space” unita al soggiorno, tutta l’areazione che necessita avere questo tipo di soluzione, per far sì che non si riempia di odori tutta la casa quando vi si preparano i pasti? Chi utilizza la piccola posizione “Smart working” che si intende predisporre all’interno del nostro soggiorno “open space”, è disponibile a convivere durante il proprio lavoro con il resto della famiglia? E  riguardo alla Tv: sono state predisposti altri luoghi ove poter posizionare ulteriori televisori oltre a quello principale del soggiorno? Altrimenti tutta la famiglia sarà costretta a guardare lo stesso programma contemporaneamente… e così via.

Questo tipo di ambiente deve essere dunque progettato non pensando al presente, ma principalmente al futuro. Ed è necessario far questo senza preconcetti assoluti, come quelli che portano spesso qualcuno a pensare che in un soggiorno Open Space, maggiore è lo spazio che è possibile aprire visivamente, migliore sarà il risultato. Un intervento di abbattimento murario (o di “non edificazione” di pareti divisorie, nel caso di nuove costruzioni) tende davvero a semplificare ed ampliare lo spazio e quindi a miglioralo, ma è anche capace, allo stesso tempo, di impoverirlo. Tant’è vero che molto spesso si rende necessario introdurre in un unico ambiente aperto una serie di livelli diversi (per esempio tramite pedane o soppalchi) che hanno come scopo quello di arricchire e valorizzare maggiormente lo spazio stesso, Si tratta di operazioni che tendono a rendere l’articolazione della zona giorno “Open Space”, più vivace ed interessante. Visivamente, le varie pedane ed i ribassamenti che spesso si introducono nella ristrutturazione o nella costruzione di una residenza Open Space vengono a sostituire, in qualche modo, i muri abbattuti, creando delle cesure e dei tagli visuali all’interno dei locali che differenziano una zona funzionale dall’altra, evidenziandone alcuni luoghi specifici.

Tutte le tendenze arredamento 2020

Come si arreda un Open Space moderno

La lettura del titolo di questo paragrafo potrebbe far pensare qualcuno che una volta progettata l’architettura di una zona giorno Open Space, si può procedere tranquillamente con l’arredarla in un secondo tempo. In verità non vi è errore più grande di quello che rischia di fare chi si riduce ad arredare un Open space dovendosi accontentare di seguire le linee guida del proprio progetto architettonico. In questo tipo di ambienti infatti -a volte anche molto di più che in altri- la progettazione delle opere edili e degli arredi devo proseguire di pari passo in un unico grande “piano”, capace di integrarli entrambi alla perfezione. Come sarebbe possibile infatti progettare un open space, senza aver preventivamente previsto la presenza del tavolo da pranzo e del salotto o, ancora peggio della cucina a vista? Verrebbe dunque quasi da dire che il progetto d’arredo debba essere in questi casi addirittura precedente a quello architettonico riguardante le opere edili. In realtà non è così: i due aspetti progettuali devono infatti integrarsi e completarsi senza assolutamente discernere uno dall’altro. Quindi quando si parla di progettare un Open space, si parla tassativamente anche di realizzare in contemporanea il suo progetto d’arredo. Dunque, una volta definiti i vincoli e individuati gli spazi disponibili e le loro caratteristiche, la prima cosa da fare è proprio quella di pensare al posizionamento degli arredi. Lo si fa proprio dopo aver risposto ai quesiti iniziali riguardanti le esigenze familiari e ricercando risoluzioni pratiche alle differenti tipologie di problematiche. Si parte dunque dagli elementi d’arredo più ingombranti come ad esempio il salotto: Di quante sedute si pensa di aver bisogno? Utilizzeremo il nostro salotto solo per guardare la Tv o anche per discorrere con qualche ospite? Una volta risposto a tali domande si comincia nel cercare, all’interno dello spazio aperto, quello che è il luogo più idoneo dove posizionare il salotto in modo che davanti ci sia eventualmente anche il posto necessario a porvi la Tv e un piccolo tavolo basso. Dopo di che si passa col pensare al tavolo, quello da pranzo, per il quale dovremo decidere ovviamente non solo la posizione ma anche le dimensioni e si continua procedendo per il resto degli arredi più minuti.

Un caso diverso si presenta quando nello stesso open space si deve posizionare anche la cucina. A tale esigenza è infatti necessario rispondere anche (o sarebbe meglio dire, soprattutto) a livello tecnico, domandandosi non solo che tipologia di cucina desideriamo ma anche dove sarà possibile, all’interno della nostra stanza, disporre dei necessari attacchi elettrici, idraulici e del gas. Ciò suggerisce abbastanza chiaramente che in questo specifico caso, la precedenza nella progettazione degli arredi vada per forza data alla cucina in quanto, in caso non lo facessimo, saremmo certamente costretti a rivedere i nostri piani dopo aver verificato la fattibilità dei vari posizionamenti tecnici. Per il resto, un open space non è  in realtà molto diverso da un qualsiasi altro soggiorno, se non fosse per l’esigenza specifica di questo tipo di ambienti di essere dotati di una certa qualità estetica ed una notevole disponibilità di spazio libero. A differenza di un normale soggiorno infatti un Open Space non può essere riempito di mobili, come non può essere in egual misura dotato di angoli che non siano pressoché perfetti. Uno degli svantaggi degli Open Space è infatti proprio quello di avere una conformazione che non lascia spazio all’immaginazione, perché mostra nella sua interezza le suppellettili di cui è corredata fin dall’ingresso. Le sue specifiche peculiarità di ambiente “multifunzionale” rendono inoltre assolutamente necessario che vi siano, fra i suoi arredi, degli spazi di passaggio sufficienti almeno a non intralciare l’uso delle differenti zone funzionali in cui è suddiviso idealmente l’ambiente.

Cucina Open Space

Come arredare un Open Space con cucina

Quest’ultimo ragionamento ci conduce a riflettere su di un aspetto molto particolare che interessa ultimamente buona parte dei soggiorni moderni. L’ottimizzazione degli spazi e la loro riunione in ambienti unici, infatti, induce molte persone a congiungere all’ambente soggiorno Open Space anche la cucina. Si tratta di un tipo di soluzione che interessa sia i piccoli appartamenti che le grandi abitazioni perché la sua diffusione non dipende in verità dalle dimensioni delle case, bensì da numerosi altri fattori su cui è bene riflettere.

Per quanto riguarda il soggiorno, le motivazioni che guidano i progettisti alla realizzazione di ambienti Open Space sono più o meno quelle descritte nei paragrafi precedenti oltre che a pochi altri, riguardanti soprattutto gli aspetti estetici e funzionali di ogni singola abitazione. Per ciò che concerne la cucina invece, a quelle precedentemente descritte, si aggiungono anche delle motivazioni prettamente sociali. L’uso dei mobili da cucina in famiglia, infatti, si è negli ultimi decenni abbastanza modificato trasformandosi da un originale utilizzo quasi esclusivo della “massaia di casa”, in una consuetudine di un tipo “social” in cui il cucinare ha assunto degli aspetti “conviviali” totalmente inediti. Complici infatti i Mass-media la “cucina” in senso di “arte culinaria”, si è smarcata dalla sua tradizionale connotazione “familiare” per evolversi in qualcosa di diverso, un qualcosa spesso di più pubblico e comunque in qualche modo “collettivo”, in cui si tende a condividere le operazioni relative alla preparazione dei cibi con i propri familiari o con i propri amici. L’arredamento delle cucine, in questa sorta di trasformazione, ha un po’ agevolato e un po’ seguito l’evolversi delle cose, inizialmente permettendo la progettazione di “cucine” (nel senso di arredi) che fossero capaci di facilitare un certo tipo di convivialità e dopo, adattandosi a questo progresso migliorandone alcuni aspetti che risultavano ancora irrisolti. Si perché la cucina “open space” necessita di essere abbastanza differente dalla normale cucina componibile che può essere progettata per una stanza chiusa: è una cucina aperta verso il soggiorno, ma da cui deve essere in qualche modo separata. E’ un arredo che deve essere specificatamente pensato per una collocazione che interessa sia esteticamente che funzionalmente altre tipologie di arredi ed è, soprattutto, un tipo di arredo la cui conformazione ha bisogno di un tipo di progettazione specificatamente studiata in ottica Open Space.

Se l’arredo di un soggiorno Open Space, come abbiamo visto, è infatti già di per sé abbastanza complicato per la multifunzionalità dell’ambiente che si va a creare, quando alle sue numerosi funzioni si va ad aggiungerne una importante come quella riguardante la cucina, il rischio di sbagliare è veramente alto. Ci si trova da un lato a dover immaginare una cucina funzionale, ma che sia anche esteticamente ineccepibile e nel far questo non ci si può dimenticare nessuno degli aspetti che riguardano il confinante arredo del resto del soggiorno. Come si fa dunque a districarsi in questa sorta di “puzzle”?

Ci sono in verità due differenti metodi. Il primo è quello di immaginare le differenti zone in cui è suddiviso il nostro Open Space (cucina, salotto, sala da pranzo e studio) come se fossero degli ambienti veramente separati, ma che rimangono comunque uniti tramite un comune denominatore, il quale può essere rappresentato, come vedremo, da più cose differenti. Il secondo è quello invece di considerare il proprio Open Space come un ambiente realmente “unico”, in cui ogni suppellettile segue dall’inizio alla fine un solo ed unico filo logico.

Il primo caso è quello più comune e diffuso, anche perché è in realtà il tipo di soluzione che è più facile da perseguire: si progetta l’ambiente nella sua interezza, lo si completa concependone separatamente gli arredi e poi si individuano degli elementi (uno o più di uno) che possono fungere da “comune denominatore”. A parte le murature e le rifiniture edili, che in un Open Space devono essere tassativamente uguali per tutto l’ambiente, gli elementi d’arredo capaci di svolgere questa funzione possono essere davvero numerosi. Per primo lo “stile degli arredi” in cui si può anche spaziare, facendo attenzione a restare nei canoni dell’estetica; poi il “colore”, il quale può essere utilizzato in più punti dell’Open Space in modo che l’occhio possa immediatamente riconoscerlo come l’elemento ricorrente di tutta la stanza. Per ultimo i materiali, attraverso i quali è possibile definire delle precise linee d’arredo che saranno ripetute frequenti e regolari nell’intero progetto. E’ questo ad esempio il caso del legno, il quale può essere di grande aiuto in questo senso. Se ci si immagina infatti di realizzare un Open Space in cui la cucina ed il mobile da soggiorno hanno in comune una precisa essenza di legno, declinata magari nello stesso specifico colore, indipendentemente da ciò che vi abbineremo poi, in cucina e nel soggiorno, avremo probabilmente già ottenuto un risultato già di per sé più che accettabile. Se poi, a questa sorta di “coordinato”, si riesce anche ad aggiungere qualche altro particolare, come ad esempio dei soprammobili o degli altri oggetti realizzati nello stesso legno, ecco che ci avvieremo certamente ad ottenere un buon risultato.

Vi è poi un secondo tipo di soluzione in cui questo esempio di ragionamento viene ulteriormente ampliato, e a volte quasi estremizzato, verso una direzione, attraverso la quale si cerca di creare un’unica uniforme tipologia di mobilia in ogni arredo che possa essere presente all’interno dell’Open Space. Anche in questo senso i produttori di mobili si sono prontamente mossi per seguire l’evoluzione del mercato: a differenza di ciò che avveniva prima infatti, da un po’ di tempo a questa parte, molti fabbricanti di cucine hanno allargato la propria produzione aggiungendovi tutto quanto è necessario per poter abbinare alle proprie cucine anche altre tipologie di arredi come librerie e mobili da soggiorno. Circa questa possibilità sono però necessarie alcune riflessioni riguardanti, per prima cosa, la morfologia e le dimensioni dell’ambiente che ci troviamo ad arredare e secondariamente la necessità che realmente ci conduce a rappresentarsi questo prototipo di arredamento. Il rischio che si corre è infatti quello di creare un ambiente unico che sia eccessivamente monotono e noioso, soprattutto a causa del ripetersi della morfologia degli arredi. Questo tipo di scelta deve essere perciò limitata agli ambienti effettivamente piccoli in cui la cucina ed il mobile da soggiorno risultano rimanere talmente vicini da essere per forza pensati in una loro reale contiguità sia di stile che di colori. Per gli altri ambienti, specie quelli particolarmente grandi, questo coordinamento potrebbe creare una monotonia di stile che alla fine potrebbe davvero pregiudicare il risultato. E’ facile infatti immaginare l’effetto che può fare un arredo tutto perfettamente uguale, dall’inizio alla fine, in stanze molto grandi e poco movimentate: un ambiente assolutamente preciso e ordinato ma senza dubbio tedioso e ridondante.

Quando il soggiorno Open Space è anche ingresso

Un caso abbastanza frequente è quello che si presenta in tutte quelle situazioni in cui, per motivi di spazio o per ottenere una disposizione ottimale della casa, si opta per disporre l’ingresso dell’abitazione in modo che immetta immediatamente nel soggiorno Open Space. Si tratta di una soluzione molto diffusa a causa dell’evoluzione delle architetture degli appartamenti (ma anche delle case unifamiliari) con cui si tende a minimizzare gli ambienti poco utilizzati (come il cosiddetto “ingresso” appunto) a vantaggio delle altre zone funzionali. L’ingresso inteso come stanza adibita ad accogliere chi entra in casa, era una tipologia architettonica che è stata in voga per molto tempo, ed aveva il compito di “isolare” in qualche modo l’abitazione dall’esterno, sia per motivi per cosi dire “climatici” (cioè per limitare il freddo o il caldo provenienti da”esterno quando si apre il portone), sia per motivi estetici. Avere una stanza adibita a questo scopo infatti, presenta l’innegabile vantaggio di creare una sorta di “filtro” o di “compartimento stagno”, avente lo scopo di preservare il resto dell’appartamento da occhi indiscreti, oppure per celare il disordine che talvolta regna in casa, da chi si trova a dover, per qualsiasi ragione, suonare alla porta. Il problema che è insito però in questo tipo di architettura è abbastanza evidente: finché la superficie dell’abitazione è estremamente grande infatti, può anche avere senso il creare una stanza apposta per l’ingresso che esista solo a questo scopo, ma quando la casa possiede delle dimensioni per cui, quella stessa superficie, può essere più utile altrove, è senza dubbio meglio optare per una ottimizzazione dello spazio che consenta di utilizzare quell’area per ingrandire altri ambienti come ad esempio il soggiorno.

Al giorno d’oggi, la stragrande maggioranza delle abitazioni è dunque priva di ingresso, e questo crea un po’ il problema di dover in qualche modo sopperire a quella carenza di “filtro” che una stanza adibita appositamente a questo scopo era capace di possedere. Come si arreda quindi un Open Space quando vi è presente anche l’ingresso principale della casa? Beh, innanzitutto occorre definirlo come spazio. Se si va a rileggere il paragrafo di questo articolo riguardante l’architettura degli Open Space, si potrà appurare che esistono numerosi metodi per definire “architettonicamente” le zone funzionali degli Open Space. I principali sono considerati tendenzialmente due: la costruzione di quinte o pareti divisorie apposite e la creazioni di cambi di livello quali possono essere le pedane ed i ribassamenti dei soffitti.

Nel primo caso si tratta di separazioni verticali che possono avere le morfologie più svariate, dall’edificazione di vere e proprie pareti divisorie di larghezza limitata, alla costruzione di elementi mobili quali possono essere librerie o armadi bi-facciali, oppure semplicemente dei paraventi dalle fogge più disparate. Quando si opta per questa specifica soluzione, si ha di solito il problema di separare, soprattutto visivamente, il soggiorno da chi si affaccia all’ingresso senza entrarvi. Questa esigenza ha una motivazione abbastanza ovvia che è quella per cui si tende a preservare il più possibile l’intimità famigliare dagli occhi indiscreti. La separazione “verticale” funge dunque benissimo a questo scopo, perché è capace di limitare la vista dell’Open Space, quel tanto che basta da non creare impiccio all’ambiente stesso, pur mantenendo intatta la propria funzione. La sua realizzazione è di per se molto semplice e può essere ideata, anche successivamente alla costruzione dell’ambiente, tramite l’arredo. Come abbiamo detto, vi sono infatti numerose soluzioni che servono a risolvere questo problema: Se si desidera un “filtro” che non si presenti visivamente troppo ingombrante e chiuso, si può optare ad esempio per una libreria bifacciale, un paravento realizzato nei più disparati materiali, oppure un semplice elemento d’arredo verticale (come le grate in legno) che abbia solo una funzione puramente estetica. Nel caso si preferisca (o si abbia necessità) invece di un elemento d’arredo più separatore, si può decidere di allestire un armadio, magari bifacciale (nel caso non si abbiano pareti dove poggiarlo) che potrà risultare anche particolarmente utile per riporvi gli abiti di chi entra.

Nel caso invece non si voglia separare visivamente lo spazio ingresso dal resto dell’Open Space, si può decidere per effettuare dei cambi di livello “artificiali”. Questi non nascono infatti per separare visivamente l’ambiente, quanto quello di evidenziare delle superfici rispetto ad altre. Quando si adotta questo tipo di soluzione infatti, si tende a creare degli effetti ottici capaci di definire gli spazi: un ribassamento del soffitto, magari dotato di faretti incassati, se viene posto su di un ingresso, avrà l’indiscutibile vantaggio di separare, anche se solo esteticamente, quello spazio nonché di valorizzarlo in quanto elemento primario della costruzione.

Circa l’utilizzo di pedane artificiali, il discorso è un po’ diverso, non in quanto a funzione, ma in quanto alla frequenza in cui possono capitare casi in cui risulta più opportuna questo tipo di soluzione. La Pedana ha infatti spesso lo stesso identico scopo dei ribassamenti, cioè quello di evidenziare e valorizzare delle zone, ma il suo reale utilizzo è reso un po’ più complesso dalla scomodità che può essere insita nel superamento dello “scalino”. A differenza del ribassamento che sta in alto e con cui non si viene dunque mai in contatto, la pedana rappresenta un ingombro architettonico che è necessario superare fisicamente. Questo la rande adatta solo agli ambienti particolarmente ampi in cui, la presenza di una scalino, può essere tranquillamente superata senza creare nessun impiccio.

Con questo articolo abbiamo approfondito alcune importanti problematiche riguardanti un esempio di ambiente particolarmente moderno: il soggiorno Open Space. Questa serie di consigli però, pur se sono stati formulati con lo scopo di essere una fonte di informazioni per chi si accinge ad arredare la propria casa, non può sostituire l’apporto che un valido professionista dell’arredo può dare in questi casi. Per questo, prima di effettuare qualsiasi scelta, il migliore dei consigli che è possibile dare rimane quello di recarsi presso i punti vendita La Casa Moderna dove personale attento e preparato è in grado di personalizzare davvero al meglio ogni proposta d’arredo, per fare in modo che ogni ambiente Open Space sia davvero unico ed irripetibile.

Vi aspettiamo….

 


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